L’olio Evo italiano va in America con la blockchain

L’olio Evo italiano va in America con la blockchain

 

Il primo container di olio Evo italiano garantito dalla blockckain salperà a inizio di dicembre con destinazione Stati Uniti. Questa è la fine della prima puntata di una bella storia di made in Italy che sa valorizzarsi con la tecnologia e che avrà un seguito.

Un progetto italiano pensato, avviato e concluso a tempi record per tutelare l’olio extra vergine di oliva totalmente made in Italy che arriva sugli scaffali americani.

Attori del progetto sono Certified Origins, società di produzione e commercializzazione olivicola con doppia personalità giuridica, americana (Fresno, California) e italiana (la società a sede a Braccagni, alle porte di Grosseto) e Oracle come fornitore di tecnologia.

Una storia di successo italiana, che sa un po’ di rivincita e che sarebbe piaciuta al grossetano Luciano Bianciardi, scrittore (La vita agra, L’integrazione, Il lavoro culturale) e traduttore (Saul Bellow, Joseph Conrad, William Faulkner), che le affinità elettive fra la Maremma e la grande America ce le ha abbondantemente e con successo illustrate.

 

Nasce un nuovo disciplinare per l’olio Evo

Fin qui il funzionamento di una supply chain classica, ben gestita. Quello che fa la differenza, come ha spiegato Biagianti, sono le informazioni che si possono ottenere, da parte dei soggetti qualificati (in questo caso Certfied Origins) su qualsiasi fase di gestione dell’olio Evo.
Inserendo il lotto si ottengono tutte le info sul prodotto, dalla materia prima utilizzata alla scheda organolettica del blend, oltre a quelle commerciali.

Obiettivo centrale del progetto blockchain, infatti, è l’approdo a un contratto intelligente: «Nella prima implementazione abbiamo uno smart contract, che vogliamo ampliare anche per acquisto materie prime. I contratti intelligenti ci consentiranno di gestire in modo automatico produzione e confezionamento direttamente da blockchain».

Come ci ha detto Biagianti, quello su blockchain è sostanzialmente un progetto di responsabilità: «di fatto abbiamo creato un disciplinare a cui i fornitori si devono attenere. Qui l’informazione da endogena a un classico sistema gestionale, diventa esogena, chi la inserisce la rende pubblica a tutti i soggetti».

 

L’olio Evo è tecnologico

E poi c’è un non trascurabile aspetto marketing: «siamo leader nell’olio Evo tecnologico. Vogliamo essere i primi a portare olio con blockchain nel mondo. Miglioriamo la nostra efficienza e i costi sfruttando gli Oracle cloud services».
Quale cloud, quello americano o europeo?
«È indifferente ai nostri fini», ammette Biagianti.

La timeline del progetto, dunque è stata corta: la prima spedizione di olio Evo con sistema blockchain partirà, direzione America a dicembre.
E quali sono, oggi, i feedback americani? «Molto positivi, con un grande interesse da parte dei buyer – spiega il CFO Federico Dragoni – . Forse addirittura a essere più interessato a questa soluzione sarà il mercato asiatico».

Per Dragoni la lezione che il settore agrifood può imparare da questa esperienza è quella di «non temere la tecnologia, che certo va spiegata e capita, ma le supply chain agroalimentari capiranno che blockchain è un beneficio. Chiaramente serve avere una struttura interna tecnologica capace, evoluta, intellettualmente aperta, e un partner tecnologico con strumenti e servizi».

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