Blockchain: il libro mastro della fabbrica digitale globale

Blockchain: il libro mastro della fabbrica digitale globale

Dalle transazioni finanziarie a quelle energetiche, dalla gestione dei dati sensibili alle food safety solution, viaggio nella tecnologia che indirizzerà gli scambi del futuro su binari di assoluta certezza e affidabilità. Ma che soprattutto salvaguarderà la produzione 4.0 e l’efficacia della digital transformation. Investono big come Microsoft, Cisco, Ibm

E’ una tecnologia diventata famosa perché ha permesso la nascita dei Bitcoin e delle altre criptovalute. Ma finora pochi sanno che ha anche altre applicazioni, soprattutto in campo Industria 4.0 e manifatturiero in generale. Stiamo parlando di blockchain, erroneamente assimilata alle valute digitali – ma attenzione, si tratta di due elementi ben distinti, sarebbe come assimilare l’iPhone alle linee telefoniche – che sta iniziando a far parlare di sé non soltanto “smanettoni” e appassionati di computer, ma anche grandi gruppi tecnologici e aziende ad alto tasso d’innovazione industriale.

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Blockchain: troppo spesso esclusivamente associata alle valute digitali

Criptovalute a parte, il mercato complessivo legato alla tecnologia blockchain potrebbe intanto lievitare dai circa 500 milioni di dollari attuali a quasi 8 miliardi (7,74 miliardi per l’esattezza) nei prossimi otto anni, trainato in particolare dagli investimenti dell’industria, dall’interesse nelle applicazioni e dal crescente interesse dei consumatori per le valute digitali. La stima è di Grand View Research, società specializzata in ambito finanziario, che sottolinea come questa tecnologia alla base del bitcoin avrà effetti dirompenti non solo sull’attività del settore finanziario (ritenuto prevalente) ma porterà benefici anche per una serie di altri settori, dall’hi-tech alle telecom (oltre che naturalmente all’industria) garantendo “anonimità, apertura ed efficienza che provocheranno un effetto leva delle potenzialità dell’era di internet”.

Prima di arrivare all’industria 4.0, è bene spiegare che cosa si intende per blockchain. La traduzione letterale sarebbe “catena di blocchi”: un insieme di unità singole e separate tra loro – monadi, avrebbe detto Leibniz – che contengono determinate informazioni. Si tratta, in prima battuta, di un sistema avanzato di crittografia che minimizza la possibilità di intromissioni e manomissioni. Ogni informazione contenuta all’interno del singolo blocco, infatti, è protetta da cancellazioni e modifiche. Se qualcuno tentasse di cambiare il “block”, ne resterebbe traccia immodificabile e incancellabile. Inoltre, ogni qualvolta si decide di aggiungere un nuovo “blocco”, bisogna sottostare alla rigorosa approvazione dei “miners”, cioè coloro che sono già attivi sulla blockchain.

Una volta che il nuovo anello è stato inserito nella catena, neanche i miners possono più modificarlo: ogni tentativo di cambiamento, infatti, lascia una traccia indelebile. La blockchain – su cui si è immediatamente creata una mitologia che la vorrebbe inventata da un fantomatico giapponese residente negli Usa – è nata per effettuare transazioni e operazioni sicure tra soggetti di cui non si aveva la totale fiducia. In estrema sintesi, si tratta di un sistema che offre ampie garanzie a chiunque voglia conoscere tutte le informazioni necessarie all’interno di un sistema chiuso.

Il rapporto con l’Industria 4.0

E ora veniamo alla relazione tra blockchain e Industry 4.0. In tanti hanno provato a dare una risposta: tra questi anche Microsoft, che ha organizzato recentemente un convegno per verificare se questo rapporto esista o meno. Il risultato è ancora oggetto di dibattito. L’avvento dell’industria 4.0 ha scardinato i paradigmi del sistema produttivo mondiale: l’idea che le macchine possano guadagnare un ulteriore pezzo di autonomia può essere mediato dalla presenza di un sistema di crittografia e controllo come la blockchain.

Molti sono i punti in comune tra Industry 4.0 e la nuova tecnologia di crittografia. Il nuovo paradigma del manifatturiero, infatti, si fonda su quattro capisaldi: interoperabilità, trasparenza, assistenza tecnica e decentralizzazione. Per quanto riguarda il primo punto, si tratta di consentire la comunicazione tra persone, macchine, sensori e qualsiasi altro dispositivo in un’industria. La trasparenza consente la creazione di una sorta di “universo parallelo” in cui il mondo fisico viene replicato dalle macchine per simulare l’apprendimento e la capacità di pensiero umano.

Per quanto riguarda l’assistenza tecnica, l’Industry 4.0 si “sostituisce” all’uomo sia per quanto riguarda la gestione di riparazioni che sarebbero rischiose per l’essere umano, sia per quanto riguarda la manutenzione predittiva, ovvero la possibilità di prevedere in anticipo quali siano i componenti che potrebbero andare incontro a guasti nel breve periodo. Infine, la decentralizzazione: l’idea di fondo è quella di avere fabbriche che raggiungano un tale livello di automazione che i sistemi cibernetici possono prendere decisioni autonome.

Blockchain: resilienza, scalabilità, sicurezza, autonomia

La blockchain, dal canto suo, offre una serie di possibili applicazioni per l’industria di più moderna concezione, grazie alla tecnologia su cui si fonda e che consente un alto livello di sicurezza ed elevate possibilità di controllo. In particolare, sono quattro i punti che permettono (o permetterebbero) alla blockchain di diventare uno strumento aggiuntivo fondamentale per l’Industry 4.0. In primo luogo, la resilienza. Essendo un network peer-to-peer decentralizzato, la blockchain non ha punti deboli: è immutabile e duraturo e le transazioni, una volta registrate, non possono essere alterate. In secondo luogo è scalabile: la capacità computazionale di una blockchain inserita in un network cresce esponenzialmente a mano a mano che si aggiungono nuovi “blocchi” al sistema.

La terza peculiarità della tecnologia è la sicurezza: tutte le transazioni su blockchain sono rese sicure da un sistema di crittografia pressoché impenetrabile. Tutti coloro che fanno parte della rete sono a conoscenza di tutti i procedimenti in atto, non c’è la possibilità di operazioni “sottobanco”. Infine, l’autonomia, forse l’aspetto più importante per il manifatturiero di ultima generazione: la blockchain consente a tutte le componenti del sistema di portare avanti rapporti tra loro in maniera autonoma, senza la necessità di una verifica da parte di qualcun altro. E questo proprio per il fatto che ogni ganglio dell’azienda si comporta come un blocco all’interno della catena.

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Blockchain: stilizzazione grafica dei vari ambiti applicativi
Blockchain e manifattura additiva

La blockchain può essere impiegata anche nella manifattura additiva proprio grazie al meccanismo di registrazione dei dati in modo distribuito e sicuro che consente di intervenire nelle quattro fasi industriali. La prima, che riguarda l’analisi preliminare, si basa sulla funzione di registro generale delle transazioni, che consente di registrare in modo univoco la successione delle operazioni sui file, attraverso una dotazione di metadati completi di timestamp, marche temporali che rappresentano una data o un orario per accertare l’effettivo avvenimento di un certo evento.

In questo modo si ha un track record completo che tiene memoria di tutte le modifiche relative a ciascun file. La seconda fase, quella di produzione vera e propria, acquista maggiore verificabilità proprio grazie alla tecnologia di blockchain, offrendo informazioni standard e non corrotte di ogni singolo passaggio dell’intero processo produttivo. In questo modo, qualunque stakeholder può avere accesso ai dati. Nella terza fase, quella di test, la registrazione dei dati consente il controllo da parte di chiunque sia coinvolto nel processo, comprese terze parti che non siano direttamente collegate all’azienda. Infine, la parte di deliver. Sappiamo che la logistica è uno dei settori che può maggiormente beneficiare di blockchain e infatti, la supply chain, in un’ottica di sempre maggiore automazione grazie a droni e altri dispositivi, può trovare un valido aiuto nella tecnologia di crittografia, grazie a una realizzazione di dati più efficaci che consentano di migliorare la dislocazione degli oggetti fisici nei magazzini.

Blockchain e Iot

Altro campo in cui la tecnologia di blockchain può avere un ruolo importante è quello dell’IoT. Secondo Ian Hughes, un analista dell’ Istituto di ricerca 451 Research, “avere un registro distribuito a blocchi garantisce ordine” in quei comparti, come i macchinari agricoli, che restano fermi per molta parte dell’anno. In questo modo, l’autenticazione dei dispositivi avviene in maniera più efficace, permettendo una riconnessione più rapida dei partecipanti al network come utenti verificati.

Un altro aspetto dell’IoT che può essere implementato da blockchain è quello delle relazioni tra molteplici soggetti coinvolti nello svolgimento del business. Queste connessioni possono riguardare ramificazioni legali e finanziarie: blockchain può offrire la realizzazione di una relazione basta sulla fiducia, prevenendo possibili frodi e preservando le identità.Un caso specifico è quello di Factom, un’azienda che fornisce servizi a Austin, in Texas, che ha migrato la propria crittografia su blockchain, in modo da garantire l’identità dei device connessi tramite IoT e la protezione dei dati. Factom consente ai propri clienti di inserire dati nel suo ledger da cui non possono più essere cancellati.

Microsoft

Tra i manager che finora si sono dimostrati inclini a studiare le possibili relazioni tra Industria 4.0 e blockchain c’è sicuramente Fabio Moioli, direttore in Italia della divisione enterprise services di Microsoft. L’azienda di Redmond, infatti, sta portando avanti un progetto – in tandem con Renault – che consente di realizzare una sorta di registro, tramite blockchain, che contenga tutte le informazioni sulla storia dell’auto. In questo modo, oltre alla manutenzione predittiva, che è già realtà, si potrà tracciare una “storia” del veicolo, immutabile, che sarà utile per esempio nel caso di compravendite. Mai più “taroccamenti” del contachilometri. E blockchain apre nuovi scenari: in un futuro neanche troppo lontano, le automobili a guida autonoma renderanno sostanzialmente inutile il possesso di un veicolo: sarà molto più pratico, infatti, utilizzare la macchina esclusivamente per gli spostamenti necessari, senza bisogno di avere un mezzo di trasporto che comporta – specie nelle grandi città – problemi di parcheggio, di traffico e di inquinamento.

 Ibm per blockchain
Dante Guintu, e Andrea Lee, designers di interfaccia per app di blockchain Ibm al lavoro a San Francisco (courtesy Ibm)

Ibm

Anche IBM sta sperimentando la blockchain, soprattutto in relazione al mondo della finanza. Con Borsa Italiana, per esempio, è stato realizzato un progetto che consente di conoscere quali sono i proprietari delle società non ancora “listate”. La soluzione è quella di consentire l’accesso, tramite blockchain, alle “casseforti” dei notai che detengono le informazioni relativa ai capitali azionari. I notai stessi, poi, hanno già cercato di entrare nelle nuove tecnologie istituendo “notarchain”, che consente di creare un registro virtuale e immutabile di tutti gli atti stilati dai professionisti che aderiscono a questa tecnologia.

Anche con le banche sono stati realizzati progetti legati a questa tecnologia. È il caso della realizzazione di un unico database che comprende tutte le attività portate avanti dagli istituti di credito: mutui, assicurazioni, prestiti e via dicendo. In questo modo, si può accedere a un unico “contenitore” incorruttibile, senza che ogni volta si debba istruire una pratica da zero.

Infine, un settore che sta sperimentando la blockchain è quello alimentare: IBM sta sperimentando la food-safety solution con una serie di aziende come Walmart, (cui si riferisce il video a seguire)  Nestlè e Unilever che consente di tracciare ogni ingrediente delle loro filiere. Un grande vantaggio soprattutto quando si creano problemi di contaminazioni alimentari che obbligano l’azienda a bloccare la produzione e indagare pezzo per pezzo tutti i passaggi che hanno portato al prodotto finale.

Siemens

Il colosso tedesco (un fatturato superiore agli 83 miliardi di euro) ha sviluppato una partnership con L03 Energy, investendo circa sei milioni di dollari nel novembre scorso. La startup ha elaborato una “mini smart-grid” che oggi è già funzionante a Brooklyn e che mette in contatto circa 60 pannelli fotovoltaici. Grazie a blockchain, gli utenti possono vendere e acquistare energia dal sistema avendo la certezza che non vi siano intromissioni e manomissioni. Sono circa 500 gli utenti che si sono iscritti a questo sistema, che L03 ha ribattezzato “exenergy”. Il CEO dell’azienda, Lawrence Orsini, definisce blockchain come “l’unico sistema efficace per interagire con diversi dispositivi collegati lungo una rete”.

Enel è scettica

Meno entusiasta della possibilità di impiego della blockchain nel settore energetico è Enel. Il motivo principale è legato al meccanismo del trading di energia in maniera decentralizzata: già oggi i cittadini sono abituati a poter produrre energia in autonomia grazie a pannelli fotovoltaici installati sul tetto. Le smart grid, poi, potrebbero consentire di diventare piccoli produttori di energia e, grazie alla blockchain, si risolverebbero i problemi relativi alla tracciabilità della fonte energetica e alla giusta ripartizione dei guadagni. Secondo il colosso energetico, però, l’energia è un asset fisico e, per essere quantificata, necessita di un misuratore, che è però un oggetto fisico che si può rompere o venire “taroccato”. Servirebbe quindi qualcuno che controlli questo strumento, ma allora cadrebbe la ragion d’essere primigenia della blockchain. Inoltre, i veri asset che hanno in mano i trader energetici sono quelli di poter aggregare e fornire grandi quantità di energia: con blockchain, invece, si avrebbe una trattazione spicciola e una fornitura parcellizzata dell’energia. Non si tratta di una bocciatura del sistema di crittografia ma, piuttosto, di un tentativo di mostrare come blockchain non possa diventare, d’un tratto, la soluzione di tutti i problemi.

Il futuro è blockchain?

Una recente indagine del sistema informativo Excelsior di Unioncamere ha certificato che nel 2018 ci saranno molte assunzioni legate al mondo della blockchain. Si cercano professionisti esperti in questa tecnologia che sappiano indirizzare le aziende verso quella che si profila la quinta rivoluzione industriale. C’è però un problema non di poco conto: se, infatti, le nuove tecnologie applicate alla manifattura potevano essere apprese tramite percorsi formativi realizzati in azienda, non esistono, o quasi, scuole e istituzioni che garantiscano l’apprendimento di questa tecnologia. Si tratta di un piccolo paradosso che però testimonia quanto improvviso sia stato l’arrivo della blockchain: se nessuno può insegnare in maniera approfondita a creare e utilizzare questo sistema, come si possono formare i professionisti di domani?

Secondo un’indagine condotta dal portale specializzato tedesco Statista, il valore del mercato della tecnologia blockchain è destinato a crescere fino a raggiungere i 2,3 miliardi di dollari nel 2021. Le figure più ricercate – a patto che si capisca come formarle – saranno i project manager, capaci di supervisionare la creazione dei “blocchi” e misurare la resistenza della catena; serviranno sviluppatori, ovviamente; saranno necessarie nuove figure legali esperte di metodiche di protezione dei dati. Infine, com’è ovvio, servirà qualcuno che informi potenziali investitori: web designer e comunicatori potrebbero vivere una seconda giovinezza.

Altri scenari  futuri tra fake news e contraffazione alimentare

Di blockchain, nell’ultimo periodo, si è parlato molto anche per quanto concerne settori che tradizionalmente sono lontani da questi sviluppi tecnologici dirompenti: la sanità, l’informazione, perfino il terzo settore. Nel primo caso, con l’approvazione in Senato della legge sul testamento biologico, qualcuno ha pensato di poter utilizzare la tecnologia di blockchain per custodire queste informazioni. Ma chi potrebbe poi andare ad aprire queste “casseforti” virtuali qualora la persona depositaria delle chiavi non fosse più in condizione di utilizzarle? Dovremmo rendere pubbliche le volontà sul fine vita della gente, ma allora dove starebbe la garanzia di impenetrabilità dei dati?

Più interessanti invece gli sviluppi che riguardano informazione e sociale: per quanto concerne le news, il tema sempre più all’ordine del giorno è quello delle fake news. Se esistesse un modo – e blockchain potrebbe sicuramente aiutare – per verificare le fonti, comprendendo se e dove vi siano state delle distorsioni informative, consentirebbe di eliminare, o quantomeno rendere meno grave, il fenomeno delle cosiddette “bufale”. Per quanto riguarda il terzo settore, poi, grazie a blockchain si potrebbe capire esattamente dove vadano a finire i soldi dati in beneficenza, eliminando alla radice quel retropensiero che sostiene che “non si sappia dove vanno a finire”. Un meccanismo che tracci, in modo immodificabile e incontrovertibile, il flusso di denaro che transita per le casse di ONG e operatori sociali darebbe maggiore credibilità al comparto e garantirebbe maggiore sicurezza a chi fa donazioni.

O, ancora, per venire a un tema molto caro agli italiani: blockchain potrebbe aiutare a rendere più controllabile il fenomeno dei prodotti alimentari contraffatti. Il Made in Italy è sicuramente un’eccellenza nostrana che rischia di venire inquinata da tentativi – molto spesso grotteschi ma che, ciononostante, riescono a ritagliarsi una fetta di mercato – di “scimmiottare” i cibi più famosi della nostra filiera agroalimentare. Se, come sembra, blockchain dovesse rimanere il pezzo più pregiato delle nuove dotazioni tecnologiche, è naturale pensare che molti colossi inizieranno a impiegarla abitualmente per fornire i loro servizi o prodotti.

Anche in ambito sanitario qualcosa si sta muovendo. Basti pensare che il ruolo stesso della PA come “garante” del trattamento dei dati riservati, verrebbe meno se blockchain venisse impiegato per custodire informazioni sensibili. Non solo, l’applicazione di questa tecnologia consentirebbe di creare un database permanente che racconta la storia clinica del paziente, con prescrizioni mediche, eventuali interventi, malattie pregresse e via dicendo. Si tratta, evidentemente, di un sistema ancora in fase embrionale. Ma che può essere davvero la pietra angolare di una nuova rivoluzione tecnologica e industriale. Progressivamente, tutti i settori produttivi verranno investiti da questa rivoluzione, anche se al momento alcuni sembrano essere più restii ad accoglierla.

 

di Marco Scotti
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